Itinerari

Itinerari Archeologici

Itinerari Archeologici

 

Piano di Lanzo – Pianoro di  Novacco

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza:  8 ore andata  e 8 il ritorno

Come arrivarci: San Donato di Ninea si raggiunge uscendo al casello autostradale A3 di Altomonte. Al Piano di Lanzo si arriva imboccando la stradina montana che parte dell’abitato.

 Il percorso si snoda su antiche vie di collegamento molto importanti per i popoli della pianura e , come  testimoniano alcune reperti, la frequentazione di questi luoghi risale all’epoca preistorica. Per un tratto il sentiero si  innesta sulla antica Via dei Salinari, battuta da quanti in passato si recavano al rifornirsi di sale presso le minieri di Lungro. Questa tappa del Sentiero Italia è percorsa tutta in quota, dai 1352 m di Piano di Lanzo ai 1315 di Piano di Novacco, e racchiude in sé una straordinaria varietà di paesaggi. Le foreste di faggio, pianta tipica della fascia vegetazionale montana, ospitano il capriolo autoctono, una popolazione non contaminata geneticamente da reintroduzione. Dal rifugio di  Piano di Lanzo si prosegue sulla strada asfaltata per poi piegare a sinistra ed imboccare la sterrata che porta alla Madonnina del Pellegrino, senza raggiungerla. All’altezza di una grossa pietra si lascia la stradina inerpicandosi verso sinistra e immettendosi sul vecchio sentiero che porta alla sorgente Marchesano. Poi si avanza sino all’incrocio  poco sopra il Piano Puledro. Dal  bivio si prosegue  fino ad imboccare la discesa che porta alla Fiumarella del  Rossale e al Piano di Tavolara. Costeggiando l’omonimo laghetto, ci si incammina verso sinistra in leggera salita verso il Piano di Novacco.  (Testo ed immagine  tratto da Club Alpino Italiano  Sezione di Castrovillari – 15 suggerimenti per conoscere il Parco Nazionale del Pollino.)

Sentiero Grotta San Michele

A Nord Ovest dell’abitato di Saracena, tra montagne di rara bellezza ed ai confini del Parco Nazionale del Pollino, si trova il “sentiero Grotta SanMichele”. Un percorso che costeggia il fiume Garga; quest’ultimo, interrotto da un bacino artificiale denominato laghetto Garga, scorre per unaventina di chilometri e confluisce nel fiume Coscile. In passato le sue acque, oltre ad alimentare la rete idrica cittadina e gli allevamenti sorti nelle campagne sottostanti e consentire l’irrigazione degli orti a “terrazza” fornivano forza motrice ai mulini ed ai frantoi presenti lungo le sue rive. L’itinerario è di facile percorrenza e prosegue serpeggiando su una quota che va da 600 a 800 metri s.l.m. , sino in prossimità della località Citavètere; locus indicato dagli storici come il luogo probabile dell’antica Sestio, città edificata dagli Enotri, occupata poi dai Saraceni, e distrutta dall’esercito imperiale di Costantinopoli intorno al 900 dell’era cristiana. Durante il tragitto dal laghetto al sito archeologico si incontrano piccole aree di sosta, autentiche “balconate naturali”, dalle quali è possibile orientare lo sguardo sugli aspetti più caratteristici del paesaggio: si può ammirare l’antico rione San Pietro, in passato una delle quattro porte d’accesso alla città, il costone roccioso “Gavuzo Russo”, l’intera pianura di Sibari e il fiume Garga che scorre nell’ampio fondovalle. Durante il percorso si individua un antico calcinaio, e dopo alcune centinaia di metri sigiunge alla Grotta di San Michele (detta anche grotta di Sant’Angelo), una spettacolare e ampia cavità carsica lunga circa dodici metri per sei di larghezza. In essa si sono condotte varie campagne di scavi che hanno riportato alla luce un importante sito preistorico tra i più rilevanti dell’Italia Meridionale. Nel corso delle ricerche sono state individuate diverse stratificazioni antropiche comprese tra il Neolitico Antico (5000 anni a.C.) e il Bronzo Antico (1800 anni a.C.) che testimoniano una presenza ininterrotta dell’uomo nella grotta. Il materiale ceramico recuperato durante gli scavi è conservato presso il Museo Nazionale della Sibaritide e presso la Biblioteca – Pinacoteca Comunale “V. Forestieri” di Saracena.

Piano di Novacco ∙ Fiumarella di Rossale ∙ Pietra Campanara

Il percorso ci permette di entrare nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, un’area attraente e allo stesso tempo selvaggia. E’il luogo dell’acqua e del verde. Due corsi d’acqua le Fiumarelle di Rossale e di Tavolara scorrono lungo le località di Tavolara e Mare Piccolo, prima di confluire nel fiume Argentino e fanno di questo luogo una “mezza luna fertile” dal punto di vista della biodiversità. Il punto di congiunzione di questi due corsi d’acqua è il Varco della Gatta, un luogo quasi primitivo e lussureggiante. Nelle sue acque trasparenti e fresche vivono diverse specie di animali, come lasalamandra pezzata, un anfibio facilmente riconoscibile a causa della sua colorazione nero-lucido chiazzato da vistose macchie gialle. Fra i crostacei si individua il gambero di fiume e il chirocephalus ruffoi, una specie endemica italiana d’alta quota presente nelle acque astatiche. La vegetazione folta e rigogliosa è tipica della fascia montana: prevale la faggeta e in alcuni tratti è in formazione mista con pochi esemplari di castagni, d’ acerie cerro. L’itinerario si può percorrere agevolmente: si parte dal Piano di Novacco, un ampio ed erboso piano carsico circondato da una fitta vegetazione e racchiuso dal Monte Caramolo, Timpone della Magara e Timpone Scifarello, per poi prosegue verso Sud-Ovest per alcuni chilometri sino alla Fiumarella del Rossale e continuare verso Pietra Campanara. Qui lo scenario morfologico calcareo – dolomitico appare in tutta la sua maestosità. Il monolite, dal fascino quasi misterioso delle terre inesplorate, ammantato di muschio ed arbusti, alto quasi una ventina di metri, fa dacustode solitario al fiume Argentino.

Piano di Novacco ∙ Masistro

È un percorso lungo circa 7 chilometri e si snoda intorno ai 1300 metri di quota. Da Piano di Novacco si percorre in parte su una strada rotabileche attraversa “Serra Parmiggiano” e la Valle dell’Erba, per poi pervenire alle faggete secolari di Masistro. A secondo delle stagioni il paesaggio circostante si abbellisce con tonalità diverse che variano dal verde intenso al rosso acre e al giallo. Il Piano di Novacco, circondato dall’alture della Serra di Novacco (1618 slm), della Costa D’Acine (1554 slm) e del Timpone di Scifarello (1763 slm), è un’area pianeggiante ombrata ai limiti da un folto bosco di faggio. Nel pianoro sorgono delle strutture ricettive (ristorante pizzeria, rifugi) e sono operativi vari anelli di piste di sci di fondo,omologate dalla Federazione Italiana Sport Invernali. Lungo il pianoro si individuano i segni di manufatti industriali risalenti agli inizi del secolo scorso, quando operava sul territorio una società italo – tedesca, la Rueping, impegnata nello sfruttamento boschivo finalizzato a fornitura per le Ferrovie dello Stato. Superando il pianoro di valle dell’Erba si arriva ad una spettacolare radura incorniciata da un bosco di faggi secolari, i Piani di Masistro: superato il primo pianoro ci si affaccia sul Piano di Mezzo e quindi sul maestoso Piano Grande. La depressione imbutiforme di origine carsica è incantevole e l’area è considerata di eccezionale interesse naturalistico e paesaggistico.

Piano di Novacco ∙ Scifarello ∙ Monte Caramolo

Il sentiero attraversa un gruppo di monti piuttosto alti la cui dorsale è ricoperta fittamente da foreste di faggio. Il sistema montuoso è costituito dalla Serra della Lupara (1803 m. s.l.m.), dal Timpone Scifarello (1.765 metri s.l.m.) , dal Timpone della Magara (1.701 metri slm), dalla Serra Coppelli (1.723 metri slm) e infine dal Monte Caramolo che raggiunge la quota di 1.827 metri slm. Tra questi monti si estendono spaziosi pianori, modellati dalle glaciazioni ed utilizzati da secoli per il pascolo di armenti. Piano Caramolo, Piano Scifarello,e Piano Novacco sono gli altipiani più conosciuti e apprezzati dai visitatori per il notevole colpo d’occhio su panorami spettacolari. Il percorso è di tipo escursionistico: la durata complessiva è di circa 8 ore. Durante il tragitto potranno essere incrociati animali autoctoni come il capriolo e il picchio.